Comune di Cossignano Ombelico del Piceno

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Per una definizione dello stemma civico di Cossignano

 

 

 

La documentazione più affidabile della autentica fisionomia dello stemma civico è da considerare quella fornita dal frontespizio degli Statuti a stampa del 1584:  d’azzurro, al castello dorato mattonato di nero e merlato alla ghibellina, torricellato di un pezzo centrale, aperto e finestrato del campo.  Tale stemma appare usato anche in alcune carte del Comune del XVI secolo (dunque coeve degli Statuti) e riprodotto (con la variante di una sola porta, anziché due) nell’esemplare lapideo datato 1586 (anno dell’istituzione del Presidato di Montalto), dove esso è sormontato dalle chiavi decussate che distinguono i blasoni delle comunità immediate subiectae alla Santa Sede.

         Va notato che questa formulazione dello stemma può considerarsi una stilizzazione dell’emblema conservato nel s(igillum) communis Coseniani riprodotto nel 1303 sulla campana della torre civica (nel quale la forma del nome  Cosenianum si presenta identica a quella attestata dal più antico riconoscimento dell’autonomia al castrum Coseniani (elargito da Niccolò IV nel 1291): in esso è raffigurato un castello munito di merli trilobati (verificare), torricellato di un pezzo a destra, che sorge sopra un monte aperto del campo. Si tratta  (è il caso di ribadirlo, specie in questa sede) del reperto più antico attestante l’impiego di sigillo da parte dei castelli autonomi della provincia di Ascoli Piceno.

         Infine, il motto ferax et ferox, che sembrerebbe elaborato in clima di erudito concettismo seicentesco, ma che di fatto appare in alcuni stampati soltanto nel 1929, ottimamente svolgerebbe la sua funzione di riassumere in una formula – efficace quanto originale – quei caratteri originari e per dir così “fondanti” per i quali la terra di Cossignano poteva vantare, già nei versi del poema del Sanseverino (1575), una sua indiscussa nobilitas, che deve spiegarsi con la locale convinzione di un’antichissima origine romana o addirittura preromana dell’insediamento. La qualifica di ferax evoca infatti la feracitas, ossia la fertilità, del territorio, ab immemorabili sede di attività agricole, ed è unita in efficace allitterazione a quella di ferox, che ricorda la “fierezza” degli abitanti e la loro convinzione di appartenere ad una nobile stirpe guerriera. Il riscontro di questo originario carattere “combattivo” nella più volte millenaria storia della comunità è offerto dai ricchi corredi (VI sec. a.C.) dei guerrieri piceni, restituiti in grande abbondanza dalle necropoli del Colle e di Fiorano; dall’appartenenza del territorio cossignanese ad una delle aree in cui più intenso fu il reclutamento degli eserciti romani della cosiddetta “Repubblica imperiale”; dal nome castello de Marte, ricordato ancora nel 1039 come antico nome della terra e forse residuo di un luogo di culto dell’antico dio della guerra. La vocazione verso questa militare fierezza appare dunque, in questa prospettiva, riconfermata dalla scelta di S. Giorgio (un santo soldato) come patrono e “avvocato” della comunità e forse non è del tutto infondata l’ipotesi che la scelta del santo a cavallo (uccisore del drago) sia stata influenzata dal ricordo della presenza in loco della statua equestre (tale essa doveva essere, secondo una validissima intuizione di Bartolomeo Borghesi) di Lucio Afranio, dedicata in occasione del suo consolato del 60 a.C : è ovvio, del resto, che l’icona di questo illustre personaggio antico abbia rappresentato, ancora nei secoli della tarda età imperiale, una delle reliquie più venerate dai residenti del villaggio, entrando a far parte stabilmente della memoria collettiva della comunità.

 

Mariano Malavolta

 

         Bibl.: Sull’antichità e l’originalità del sigillo del 1303 si veda L. Girolami, La fedeltà di Smerillo al simbolo storico delle origini comunali, in “La comunità di Smerillo nelle fonti archivistiche”. Nagarine di San Pietro in Cariano 2004, p. 418; una completa documentazione grafica è stata minuziosamente raccolta da R. De Angelis, Le fonti araldiche del comune di Cossignano, in “Archeopiceno” 2001, a. 9, nrr. 33-34, pp. 35-39.