Comune di Cossignano Ombelico del Piceno

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Fontorfio

 

Già in una relazione datata 17 novembre 1777 sottoscritta da monsignor Resta, delegato apostolico in visita alla comunità, si afferma che “tra le non poche fontane in questo territorio esistenti quella che può chiamarsi più abbondante e perenne è la denominata Fontorfia”. A qualche anno dopo risale l’intervento, curato dalla comunità, di sistemazione del fontanile, ben documentato nel relativo progetto (corredato di planimetria e prospetto), conservato nell’Archivio del Buon Governo (presso l’Archivio di Stato di Roma). Ma si tratta di un fontanile assai antico, menzionato in un documento del 1039, che documenta la straordinaria vitalità dell’idronimo, risalente – con ogni probabilità – ad un antico fons Orphei (“fonte di Orfeo”) di epoca romana.

 

L’avvento delle condotte idriche (che raggiunsero Cossignano nel 1924) e la disagiata ubicazione del Fontorfio causarono, inevitabilmente, un inesorabile abbandono della fontana, ridotta ad alcuni tenaci resti murari, che una fitta vegetazione di sterpaglie e rovi ha peraltro avvolto e protetto dai soliti vandalismi, consentendo l’integrale recupero del manufatto, del quale resta integro anche il pozzo (dislocato circa 50 m a monte) che alimentava costantemente e perennemente la fonte di acqua sorgiva con il proprio deflusso naturale, raggiungendo il lavatoio coperto, all’epoca utilizzato per i loro modesti bucati dalle donne della comunità.

 

        Si è

                                                          

scelto di collocare nel lavatoio l’interessante testimonianza di un mattone rinvenuto nel corso del lavoro di ricostruzione, con la scritta “fine di fornagia ai 29 settembre. Pizi Raffaele”, che conserva il promemoria di uno dei lavoranti della fornace che fabbricò quei mattoni, come mostra la circostanza che la scritta non citi il millesimo corrispondente all'anno, ma soltanto il mese, che interessava il ciclo di lavorazione della fornace stessa.