Comune di Cossignano Ombelico del Piceno

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La “casa di terra”

 

Due anni di lavoro ha richiesto il restauro dell’atterrato conosciuto come “casa di terra”, ubicato in via S. Francesco, ossia in un’area rurale contigua al vecchio Burgo, denominata anticamente Montanza, ora sede di un modesto incasato. Il fabbricato consiste di un sopratterra utilizzato in passato per il rimessaggio delle minute attrezzature di lavoro e, in parte, come pollaio. Lo stabile, pur presentandosi in un unico corpo, è suddiviso internamente da un divisorio in mattoni di terra cruda.

 

Il recupero, effettuato  nel rispetto dell’originaria tecnica costruttiva, ha la peculiarità di essere realizzato con struttura portante in “terra alleggerita”, tecnica che prevede la miscelazione di terra con paglia. Esso è impostato su fondazioni continue realizzate in pietre e mattoni, necessarie ad evitare che i muri vengano danneggiati dall’erosione degli agenti atmosferici o che si inumidiscano per capillarità. Altra tecnica caratterizzante, che è stata riproposta nell’attuazione del restauro, è quella riscontrata nella realizzazione della copertura con orditura principale e secondaria di legno e stuoie di canne con la funzione di sottomanto e sovrastanti coppi.

 

Non esistono documenti che indichino il periodo di realizzazione dello stabile, anche perché l’umile utilizzo e la modesta entità dell’annesso non hanno lasciato testimonianze documentali. La costruzione non risulta censita nella mappa del catasto Gregoriano del 1813, a conferma di quanto sopra affermato.

 

Attorniata dalle nuove edificazioni, l’atterrato mantiene intatta la sua identità e la sua fiera solidità strutturale, grazie ad una sapiente tecnica edificatoria elaborata con materiali naturali, facilmente reperibili in loco: terra cruda, acqua e paglia. Ciascun elemento ha la sua fondamentale funzione che garantisce alla costruzione robustezza e resistenza.

 

Fino a qualche decennio fa, sparsi nelle campagne cossignanesi, erano presenti numerosi manufatti realizzati in terra cruda, che poi proprio per queste loro caratteristiche di precarietà costruttiva – a Cossignano come in tutti gli altri paesi marchigiani – sono a poco a poco scomparsi, fatte salve rarissime eccezioni che hanno avuto la ventura di sopravvivere: si tratta dunque di un documento prezioso, salvato dall’intervento del Comune, che di recente lo ha acquisito al patrimonio comunale.