Comune di Cossignano Ombelico del Piceno

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            Storia o storie? Un falso problema per chi è convinto che il compito della ricerca storica sia quello non di semplificare la realtà attraverso generalizzazioni, trasferibili eppure nel contempo falsificanti, ma di restituirne la complessità e le molteplici differenze.

            Anacronismi ed anatopismi sono colati spesso sulle aree cosiddette minori, uniformate ad altri contesti da letture ed analisi nate in territori talvolta lontani, la cui specificità estesa altrove  senza verifiche è stata utilizzata come chiave descrittiva ed  interpretativa di mondi ben più ampi di quelli di originario ed appropriato riferimento.

            A questo rischio di appannamento della propria  riconoscibilità è stato a lungo esposto  il Piceno. Ma ad iniziare dalla seconda metà degli anni Settanta il mutamento anche in Italia dei modelli storiografici, sempre più aperti agli studi territoriali attraverso analisi ravvicinate, l’affermarsi pure nelle Marche di una nutrita schiera di giovani ricercatori  pronti alle indagini locali ed, infine, l’impegno di associazioni, enti, cultori hanno permesso di  rinvenire fonti  archeologiche, di restaurare e rendere accessibili archivi pubblici e privati, di raccogliere e valorizzare oggetti relativi alla vita materiale e, soprattutto, di ridefinire il profilo dell’area, la storia del suo paesaggio, delle sue economie, dei suoi insediamenti, delle sue comunità. Il valore culturale di convegni e studi centrati su contesti locali ben individuati, come Cossignano, è dunque innegabile; semmai il discrimine qualitativo è dato dal rigore e dalla scientificità del metodo di ricerca,  nel caso degli atti che qui si pubblicano garantiti dal peso dei relatori, una giovane studiosa – Tiziana Capriotti-  affiancata al professor Mariano Malavolta,  illustre docente dell’Università di Roma.

            I lavori qui dati alle stampe hanno, inoltre, una seconda ragione di interesse che va cercata nel periodo oggetto di approfondimento ed indagine. Sappiamo infatti che la specificità del territorio emerge con più chiarezza attraverso le permanenze: i suoi connotatori sono frutto di lunghe sedimentazioni che ne segnano le costanti in modo più forte e stabile delle pur rilevanti cesure e discontinuità. Lo sguardo ai secoli della storia antica, con stimolanti rimandi al periodo italico e piceno, permette di cogliere appunto la lunga durata, di intravedere una “identità” profonda  di quel pezzo di Piceno identificabile con l’antico ager cuprensis, “identità” che ci affascina e la cui esplorazione tuttavia è solo appena iniziata. L’auspicio è allora che tale esplorazione trovi  ulteriori energie, motivate e sentite perché alimentate dal desiderio degli uomini e delle donne che oggi abitano quel pezzo di Piceno di riconoscersi  attraverso la consapevolezza che nasce dalla memoria.

 

Olimpia Gobbi