Comune di Cossignano - Ombelico del Piceno

Cossignano, ombelico del Piceno

A cura di Mariano Malavolta
 
Cossignano è un comune di poco più di 1000 abitanti, il cui territorio (15 kmq) occupa l’area collinare della dorsale fra le sorgenti del torrente Menocchia e del fiume Tesino. Il centro storico, a pianta approssimativamente ovoidale di m 180×90, è nettamente delimitato dalla cinta muraria (le cui parti più antiche risalgono alla fine del XIII secolo) e sorge, alla quota di 400 m s.l.m., su una collina che domina i colli circostanti, in prossimità dell’incrocio fra le strade provinciali Cuprense (Grottammare - Montalto) e Mezzina (Ascoli - Fermo).
 

Cenni storici

 
I reperti archeologici attestano già per il VI secolo a.C. un fiorente centro di civiltà picena, che poté mantenere la sua autonomia fino al 268 a.C. allorché, insieme con quasi tutta la regione compresa fra il Tronto e l’Esino, fu inglobato nel nascente Stato romano vittorioso sugli Umbri e sui Picenti.
 
La presenza del tracciato viario Ascoli-Fermo, che attraversava il territorio già agl’inizi del II secolo a.C., e l’iscrizione funeraria di una Cossinia Fortunata (databile al II secolo d.C.) rafforzano l’ipotesi secondo la quale il nome Cossignano sarebbe nome prediale derivato dal gentilizio romano (Cossinius) degli antichi possessori di una estesa proprietà agricola occupata più o meno abusivamente, già molto tempo prima della guerra sociale degli anni 91-89 a.C., da esponenti di una potente famiglia della nobilitas romana (forse i Cossinii di Tivoli), che popolarono questo loro possesso con centinaia di schiavi impiegati nello sfruttamento sistematico di terreni allora per la prima volta messi a coltura, mentre gli abitanti piceni del luogo, divenuti cittadini romani già nel 233 o 232, furono per lo più reclutati in massa nel poderoso apparato militare che Roma utilizzò nella sua espansione imperialistica. Un caso paradigmatico della persistente vocazione militare di questa antica gente, attestato dai corredi funerari delle necropoli, è rappresentato dalla carriera di Lucio Afranio, illustre personaggio che a Cossignano fu onorato con la dedica di una statua equestre donata dagli abitanti della città spagnola di Valentia in occasione della sua elezione al consolato (60 a.C.).
 
Si può ipotizzare che nell’assetto definitivo dell’Italia augustea la grande azienda agricola appartenuta in origine ai Cossinii fosse inserita, almeno in parte, entro i confini di un territorio denominato Castellum Martis (riferito all’arce dell’antico insediamento piceno), inteso come frazione più o meno indipendente del territorio coloniario della vicina Cupra Maritima.
 
La più antica attestazione del nome: Castellum Martis quod vocatur Cosenianum, appare in un documento del 1039 contenente una donazione del signore longobardo Longino all’abbazia benedettina di Farfa, e ricorre ancora come luogo di origine di Enrico da Cossignano, potente abate di Farfa dal 1229 al 1234. Un primo riconoscimento della autonomia è sicuramente collegato con l’esistenza in Cossignano di un convento francescano, dal momento che fu il papa francescano e piceno Niccolò IV a riconoscere quell’autonomia con una lettera di grazia data in Orvieto il 21 marzo 1291. La data 1303 che si legge nella preziosa iscrizione che decora la campana della torre civica va invece spiegata con la ricorrenza del millennio del leggendario martirio di S. Giorgio, santo patrono del paese, avvenuto nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano.
 
Una costante, nella storia del nuovo comune - specie nel corso del XIV secolo - fu la tendenza ad affrancarsi dalla giurisdizione fermana appoggiandosi ora alle nascenti strutture del futuro Stato della Chiesa, ora - più concretamente - alla complicità della vicina Ascoli. Così, ad esempio, la fedeltà di Cossignano al partito “guelfo” comportò un grave rischio nel 1229, allorché il duca di Spoleto Rainaldo, assediato in Ripatransone da un esercito della Santa Sede, cercò di restaurare l’ormai vacillante obbedienza al Sacro Romano Impero decretando la distruzione dei paesi (fra cui Cossignano) che si erano schierati dalla parte ecclesiastica. Nelle Costituzioni Egidiane del 1357 Cossignano appare stabilmente inserita nello Stato della Chiesa, elencata fra le terrae parvae, con 200 fumantes, ciò che permette di calcolare già per quell’epoca una consistenza demografica di poco superiore al migliaio di abitanti. D’altra parte l’appartenenza al Presidato farfense, sancita dalle stesse Costituzioni, appare tutt’altro che pacifica, come mostrano i numerosi episodi di conflitto fra Ascoli e Fermo per il possesso di Cossignano, culminati nel 1388 con la spedizione armata dei Fermani che, non riuscendo a recuperare il castello, distrussero il convento francescano sito sul vicino colle di S. Francesco. Fra i fatti di rilievo della vita del piccolo ma “antico e nobile” comune le cronache hanno registrato, in seguito, il breve soggiorno a Cossignano nel 1396 del rettore o governatore della Marca, Andrea Tomacelli (che vi pose la sua residenza per qualche mese) ed i per lo più formali assedii di Francesco Sforza nel 1433 e di Alessandro Sforza nel 1443. Nel 1581, con l’apporto di originali elaborazioni dovute a giuristi nativi del luogo la comunità riformò i propri Statuti, dei quali nel 1584 fu pubblicata un’edizione a stampa, conservata in rarissimi esemplari presso l’Archivio di Stato di Roma e la British Library di Londra.
 

Personaggi illustri

 
Lucio Afranio, console nel 60 a.C., fu il più leale degli amici di Pompeo, eliminato da Cesare nel 46 a.C., dopo la battaglia di Tapso.
 
Enrico da Cossignano, divenuto abate di Farfa nel 1229.
 
Il beato Alberto Bonanni, francescano, vissuto a quel che pare nel XV secolo.
 
Antonio Nicola Bernabei, medico di fama, autore di una apprezzata Dissertazione delle morti improvise (Roma, 1708). 
 
Carmine Galanti, filologo e latinista (1821-1890), autore di un pregevole commento alla Commedia di Dante.
 

Luoghi d’interesse storico-artistico ed architettonico

 
L’abitato, che presenta la consueta architettura in laterizio degli incasati marchigiani, si caratterizza per la piazza in posizione centrale, che ne divide la pianta in due metà specularmente uguali: il Cassero a SO e l’Aiella a NE; la memoria del toponimo “u ‘nghette” (ossia “il ghetto”) è chiaro indizio della presenza, nel Cassero, di una comunità ebraica. Le mura castellane, risalenti ad epoca successiva all’autonomia del comune (1291), erano intervallate da torri rompitratta e caratterizzate, nei tratti più antichi e meglio conservati, dall’impiego sistematico dell’arco a sesto acuto, tipico delle costruzioni dell’epoca.
 
Due le porte indicate dalle mappe più antiche: la porta del burgo, o porta di Levante, tuttora conservata (che immetteva nell’Aiella), e la porta da sole, detta anche porta di castello, che immetteva nel Cassero. Di poco posteriore, risalente forse al XV secolo, è il bastione a scarpa che sovrasta il sito del Monumento ai Caduti, che segnala il punto in cui era situato il Cassero: una più antica rocca (forse raffigurata nell’antico stemma del comune, conservato dal bronzo della campana del 1303), che in seguito fu inclusa, insieme con l’Aiella, nel circuito delle mura edificate, come si è detto, fra la fine del XIII e gl’inizi del XIV secolo.  Il breve perimetro delle mura racchiude alcuni edifici di particolare interesse:
 
la Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, sorta nel 1792 sul sito dell’antica chiesa farfense di S. Maria, decorata pittoricamente nel 1937 da Dante De Carolis, fratello del ben più celebre Adolfo, con affreschi raffiguranti l’incoronazione di Maria Assunta. Oltre all’organo, acquistato nel 1803 e collocato nel coro, la chiesa conserva una preziosa reliquia della Croce Santa, donata al locale cenobio francescano dal pontefice Niccolò IV nel 1289, e, inoltre, dipinti come: la Madonna del Rosario, olio su tela (m. 3,13 × 2) di arte marattesca del secolo XVII; l’Assunzione [sull’altare maggiore], olio su tela (m. 3,45 × 1,95) opera di Nicola Monti da Ascoli (ultimata nel 1795); S. Giorgio che salva una fanciulla uccidendo il drago, opera dello stesso Monti, datata al 1794; l’Immacolata con i santi Pietro e Carlo Borromeo, datata al XVI secolo; la Madonna del Carmine con S. Paolo e S. Lorenzo, opera realizzata da Ignazio Sgrilli di Montefiore nel 1794; l’Addolorata con S. Francesco di Paola e S. Antonio da Padova (anch’essa datata 1794), opera di N. Monti. Nei locali annessi alla sacrestia si conserva altresì un prezioso stipo intarsiato del XVII secolo, proveniente da un laboratorio della Germania meridionale.
 
La residenza comunale include l’archivio storico del Comune, con un fondo pergamenaceo di documenti dei secoli XIV-XVI. Nella sala consiliare si possono ammirare una tela raffigurante S. Giorgio sceso dal cavallo e, in una teca, la camicia rossa del garibaldino Placido Malavolta. Di qualche interesse la torre campanaria, ora incorporata nell’edificio, che mostra a mezza altezza un’iscrizione con lo stemma del comune e la data 1586, l’anno in cui per volontà di Sisto V fu costituito il distretto amministrativo del Presidato, con capoluogo a Montalto, includente anche Cossignano. Nella cella campanaria, dalla quale si domina sul vastissimo panorama dei colli circostanti, si può ammirare l’antica campana tubolare fusa nel 1303, decorata sul collo dal più antico esempio di stemma del Comune (espressamente indicato come s(igillum) communis Coseniani) oltre che da un’iscrizione in splendidi caratteri gotici, recante la data MCCCIII (1303, millenario del martirio del patrono S. Giorgio), e dagli acrostici formati rispettivamente dalle iniziali dell’Ave Maria (AMGPDTBTIMEBFVT) e del celebre epitafio di S. Agata: M(entem) T(uam) S(anctam) S(pontaneam) O(norem) D(eo) E(t) P(atriae) L(iberationem), seguita dallo stemma del maestro fonditore. Di particolare interesse si presenta, data l’antichità del manufatto, la rappresentazione contenuta nella forma rotonda del sigillo (la più antica attestazione di impiego del sigillo di un castello autonomo della provincia) che allude alla raggiunta autonomia mediante la raffigurazione topografica del castello (o di una rocca, munita di merli trilobati di ispirazione orientale) impiantato su un monte.
 
La piazza Umberto I, centro dell’abitato, è un classico esempio del sistema detto “a piazza unica” e ha conservato il ruolo di centro vitale tipico delle strutture urbane a castello e si presenta nella sua sistemazione settecentesca, che sintetizza il carattere identificativo della piazza-salotto, delimitata dalle facciate della sopra descritta chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta a Ovest, dal municipio con la torre civica a Nord, dalla casa Fassitelli (ultimata anch’essa verso la fine del Settecento) a Est e dal loggiato della casa Vinci (attuale casa canonica) a Sud. L’elegante casa Fassitelli (già Feriozzi), con facciata in stile neoclassico (rimaneggiata nel XIX secolo) dalla superficie intonacata, è impreziosita da elementi architettonici in laterizio a vista (imbotti di porte e finestre, cornici e cornicione), che la rendono organicamente inserita nell’insieme. Anche la casa Vinci, sul lato Sud della piazza, svolge con dignità la sua funzione di quinta scenografica, con il bel loggiato a tre fornici e la facciata di mattoni a vista, suddivisa in elementi modulari scanditi da lesene e cornici marcapiano.
La Casa all’attuale nr. 61 di via Donna Orgilla, del XV secolo, conserva la grondaia originaria e resti di due ghiere in laterizio, una delle quali decora un arco a sesto acuto, mentre l’altra, in origine, adornava la cosiddetta “porta del morto”.
 
La Porta di Levante, detta anche “porta del Burgo”, o ancora “porta di S. Giorgio” da un’immagine del santo patrono del paese (ora svanita), dipinta in un apposito riquadro sulla fronte: è il resto più cospicuo e meglio conservato dell’antica cinta muraria del castello: torre portaia a pianta quadrangolare, annessa alla sopra ricordata casa in via Donna Orgilla, attrezzata per la difesa piombante, con le caditoie aperte tra i beccatelli che sostengono lo sporto anticamente fornito di merli guelfi (cioè parallelepipedi). La Porta di Levante, attraversata da via Cimicone, è costituita da un arco a sesto acuto la cui armilla è decorata da una sobria modanatura. Lo stato attuale della torre portaia sembra dovuto ad un radicale lavoro di restauro che sarebbe stato eseguito nel 1433 per disposizione di Francesco Sforza e in quell’occasione, immediatamente sopra l’ogiva, sarebbe stata aperta la feritoia destinata a fungere da cannoniera.
 
La parte più antica della Chiesa dell’Annunziata può farsi risalire al 1265, anno in cui il cappellano della chiesa di S. Paolo, sita fuori le mura, ottenne da Rainaldo vescovo di Ascoli, di trasportare la sua pieve all’interno del castello ed ebbe dallo stesso vescovo la prima pietra della nuova chiesa. In seguito la chiesa fu concessa ai frati francescani del convento sul Colle, che la consacrarono all’Annunziata. Nel campaniletto a vela si può ammirare la campana più antica della chiesa, che porta la data 1456 e la scritta: mcccclvi + + iovanes de francescho me fecit in venecias. L’Annunziata, con l’annesso convento, era ancora in possesso dei padri francescani nel 1554, ma in seguito il convento fu abbandonato e dunque l’edificio che lo aveva ospitato fu incluso nel provvedimento di soppressione dei collegi minori (voluta da Innocenzo X nel 1652) e affidato al clero secolare. Posteriore a tale data è la costruzione degli altari, che risalgono quasi tutti alla seconda metà del Settecento o ai primi anni dell’Ottocento. All’edificio di culto, a navata unica senza abside, con annessa una piccola sacrestia, si accede da un rozzo portale in pietra ascolana, incassato nella disadorna superficie della facciata. All’interno, sopra la porta d’ingresso, una semplice cantoria lignea ospita il pregevole organo commissionato al maestro ascolano Vincenzo Paci (1856), recentemente restaurato. L’affresco più antico, in una nicchia sulla parete sinistra vicino all’ingresso (immediatamente a sinistra dell’altare dedicato a S. Maria del Soccorso) raffigura la Madonna col Bambino affiancata da Santi, e si può datare al 1509. Anche gli altri affreschi sono tutti databili fra la fine del XV secolo e i primi decenni del XVI: i più pregevoli sono di scuola crivellesca, riportati alla luce già agli inizi del Novecento; altri, non meno pregevoli, sono stati liberati dalla calcina in epoca più recente: vanno segnalati quelli sulla parete a destra di chi entra, immediatamente a destra dell’altare dell’Addolorata, che in parte si sovrappone alla parete affrescata con una “sacra conversazione” raffigurante la Madonna in trono tra i santi Biagio, Sebastiano e Rocco. La dedica a S. Rocco porta la data del 1530 (e il nome del dedicante Laudadeo). Di grande interesse sono anche le figure di Santi (specie un S. Giuseppe, affrescato sulla parete nord del presbiterio, a sinistra dell’altare maggiore, commissionato nel 1540 da una madonna Chaterina Lelia), riportati alla luce nel 1970, mentre non è stato mai ricoperto il grande affresco nella nicchia sulla parete di fondo, a destra dell’altare maggiore raffigurante una Deposizione dalla Croce, datato 1530 e variamente attribuito a Cola dell’Amatrice o al maestro Giacomo Bonfini da Patrignone, che reca, nella parte inferiore destra, la minuscola figura di un frate, forse committente dell’opera. Il dipinto di maggior pregio è la pala d’altare, dipinta a olio su tavola, raffigurante S. Antonio Abate in trono, S. Antonio da Padova e S. Giobbe (m 2,25 × 1,70), opera di Vincenzo Pagani (1490 circa -1568). Nel dicembre del 2012 alla chiesa è stato conferito il bollino di “Meraviglia Italiana” dal Forum Nazionale dei Giovani.
 
Il Monumento ai Caduti nella Grande Guerra, inaugurato il 15 agosto del 1927 (opera dello scultore ascolano Arcadio Ferranti), consiste in un bassorilievo bronzeo che raffigura un legionario romano che brandisce con la destra la spada e sostiene con la sinistra una Vittoria alata. Non meno interessante, nelle immediate adiacenze del Monumento ai Caduti, la serie ragguardevole dei nicchioni (nove in tutto) conosciuti come “i grettù” (ossia “i grottoni”) che fanno da sostruzione, con imponenti arcate a tutto sesto, della rampa d’accesso carrozzabile (via Passali) alla piazza Umberto I: intervento costruttivo postunitario, inaugurato nel 1874 (la data si legge nella testa del muro di parapetto), che ha radicalmente  mutato la veduta del centro storico da SO.
 
Si segnalano infine, fuori dalle mura castellane, l’atterrato conosciuto come “casa di terra” in via S. Francesco e la “fonte del Piano” nell’omonima contrada. Il recupero della casa di terra, effettuato nel rispetto dell’originaria tecnica costruttiva, ha la peculiarità di essere realizzato con struttura portante in “terra alleggerita”, tecnica che prevede la miscelazione di terra con paglia. La “fonte del Piano” è un serbatoio di accumulo d’acqua utilizzato in passato per l’abbeveraggio del bestiame. La peculiarità della struttura è la copertura con volta a botte, e la presenza di sversatoi laterali sulla fronte est, che probabilmente comunicavano con altre due vasche disposte perpendicolarmente a quella descritta. Queste due vasche non si sono conservate, ma la loro presenza è documentata dai due grandi archi a tutto sesto che sono tutt’ora leggibilissimi sulla fronte est della cisterna.
 

Perché Cossignano ombelico del Piceno?

 
Pensare a Cossignano come “ombelico del Piceno” è un percorso suggerito dalla geografia del Piceno, nella quale Cossignano è situata all’incirca a metà del percorso che separa Ancona da Atri, così come nella realtà anatomica del corpo umano l’ombelico è il punto equidistante dalle estremità delle membra. Nel panorama anatomico l’ombelico rappresenta una parte trascurabile, che non svolge certamente alcuna funzione fisiologica vitale, ma con la sua natura di esito cicatriziale del trauma natale si presenta come un segno indelebile lasciato sul corpo dall’evento della nascita, una specie di evidenza documentale dell’avvenuto storico. Dunque ombelico come luogo geometrico equidistante dalle estremità dell’antica regio quinta, ma anche luogo originario di arrivo della migrazione sabellica, al seguito del picchio sacro a Marte, che sulla rocca cossignanese lasciò il segno della sua presenza in un tempio di Marte.
 

Castello di Marte?

 
Il sopra vagheggiato collegamento fra Cossignano e il romano dio della guerra è ovviamente del tutto ipotetico e si basa sul nome (castello de Marte quod vocatur Cosenianum) attestato in un documento del 1039, forse indizio dell’esistenza “di un sacello di Marte” (Vicione, 1828), o addirittura “antico nome piceno della terra, rimesso in auge durante la guerra sociale”, alla quale essa avrebbe preso parte, negli anni 91-89 a.C., “al fianco degli Ascolani ribelli all’autorità di Roma” (Speranza, 1900). Un’eco di queste erudite fantasie deve riconoscersi nel motto ferax et ferox, elaborato quasi a commento dello stemma civico, che riassume infatti in una formula efficacissima i caratteri originari e “fondanti” per i quali Cossignano poteva vantare una sua nobilitas confermata dalla scelta di S. Giorgio (un santo soldato) come patrono e “avvocato” della comunità.
 

Un territorio di qualità

 
Cossignano, terra accogliente per natura, può vantare certificati pregi: nel 2005 il Comune ha ottenuto la certificazione del Sistema di gestione ambientale conforme alla norma ISO 14001:2004, uno strumento che permette di verificare, nell’ambito di una serie di complesse procedure di coordinamento e di controllo, l’espletamento dei servizi essenziali in relazione al loro impatto ambientale. Nel 2007 ha ottenuto la Bandiera Verde Agricoltura, premio assegnato al Comune per gli investimenti effettuati a sostegno dell’agricoltura, delle tipicità locali, della salvaguardia e valorizzazione del territorio anche a fini turistici, storici e culturali. Nel 2011, a seguito dell’inaugurazione della nuova area di sosta camper, il Comune ha formalmente aderito al progetto Comune Amico del Turismo Itinerante rendendo disponibili spazi attrezzati per il turismo en plein air, a diretto contatto con la natura: 6 piazzole in tutto, ubicate in prossimità del centro abitato, in un’area tranquilla, immersa nel verde che ha come irripetibile sfondo il castello medievale. Nel 2012 Cossignano è stato segnalato al premio La Città per il Verde. Il riconoscimento è stato conferito al Comune per la realizzazione di nuovi spazi verdi come il “Parco da Sole”, ai piedi della cinta muraria versante sud, ed il “Belvedere di Ponente”, adiacente il piazzale Europa.
 

Eventi principali

 
Sempre più la piccola Comunità cerca di far emergere la bellezza e l’attrattività del suo territorio attraverso l’accoglienza festosa di un repertorio di eventi sacri e profani che, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, parlano i linguaggi diversi della cultura, della musica, dell’arte, della fruizione dei prodotti di qualità, della tradizione enogastronomica, facendo rivivere, tra armonie e suggestioni, momenti di incanto e di emozione. Tra i principali eventi si segnalano:
 
la Festa e Fiera di San Giorgio, che si svolge attraverso un ricco programma di iniziative per onorare la festa patronale di San Giorgio (23 aprile) e termina con l’omonima fiera il 25 aprile con numerosissimi espositori e spazi riservati al giardinaggio, prodotti tipici della tavola ed artigianato. La testimonianza più antica di questo culto è la dedica, nel 1303 (ossia nel millenario del martirio del santo), della campana della torre civica;
 
l’autentica e tradizionale Sagra del “fritto misto all’ascolana”, che si svolge tra la fine di luglio e l’inizio di agosto in Piazza Europa, offerta nel contesto di un menu composto da un primo piatto di mezze maniche che precede il fritto misto all’ascolana, dominato dalla rinomata oliva ripiena di carne, che accompagna il non meno celebre cremino. Il piatto viene servito insieme con cipolle, funghi, zucchine, tagli di tacchino fritto e accompagnato da vini di produzione delle aziende locali da vitigni rigorosamente autoctoni (vini DOCG, DOC e IGT). I più golosi potranno gustare biscotti secchi prodotti dai forni locali. In seconda serata si realizzano importanti eventi musicali;
 
il Cossignano Medioevo Festival, per rivivere, tra storia e leggenda, la magia di quell’età di mezzo che ancora oggi attrae i nostri sensi, con la forza dei suoi contrasti: colori sgargianti e atmosfere cupe, fastose cerimonie e lamentevole povertà, rozza baldoria e dolce religiosità. La manifestazione si svolge sempre tra la fine di luglio e l’inizio di agosto con due momenti peculiari e tradizionali:
 
la Sagra medievale “Gli antichi sapori del castello” con piatti tipici del buon tempo antico: affettati, zuppa di farro in ciotola di pane, polenta con funghi salsicce e tartufo, insalata di ceci, spezzatino di maiale con mele e arance, arrosticini di castrato e “VinodiVino”, selezione di vini prodotti da vitigni autoctoni come Pecorino e Passerina a bacca bianca e Montepulciano a bacca rossa;
 
la Festa medievale “Cossignano, castellum Martis” che si svolge, dopo cena e fino a notte fonda, al centro storico di Cossignano. Per tutta la serata animazioni varie a cura di gruppi storici in costume, sbandieratori e tamburini, spettacoli narrativi di piazza con prestigiose compagnie,  trampolieri e scenografia d’altri tempi, fictions con ricostruzione di antiche torture e supplizi di carcerati, prediche dei fraticelli, danze, giochi medievali e fuochi pirotecnici. Un appuntamento unico nel suo genere, che unisce la storia al gioco, il gusto per la rievocazione alla teatralità, spingendo il pubblico alla partecipazione.
 
Si segnalano, inoltre, i festeggiamenti in onore di Santa Maria Assunta (15 agosto), patrona della parrocchia, a cura dell’omonimo comitato festeggiamenti che organizza nell’occasione anche la sagra del cinghiale.
 

Pro loco “Cossinea”, anima della festa e del buonumore

 
La pro loco “Cossinea” svolge un’intensa attività orientata a promuovere il patrimonio culturale lasciato dalle precedenti generazioni, il territorio, la bellezza del paesaggio e del centro storico medievale, i saperi e le tradizioni da cui nascono i prodotti tipici e che sono fra le più importanti risorse di cui Cossignano dispone. L’accoglienza e la promozione turistica del territorio è assicurata, per tutti i fine settimana, dalle ore 18.00 alle ore 19.30, dall’Ufficio Turistico Comunale sito al piano terra della residenza municipale in piazza Umberto I, con informazioni sui luoghi di interesse culturale, le strutture ricettive ed eno-gastronomiche, le vie e i mezzi di trasporto, gli eventi e le manifestazioni del territorio comunale e delle zone limitrofe, oltre a informazioni di carattere generale.